Oggi intervistiamo Giuseppe Bresciani, una persona che ha trovato la forza e l’occasione per cambiare vita, raggiungendo quello che per molti è un traguardo anelato da tempo , ma difficile da conseguire.
Buongiorno Giuseppe, Vuoi presentarti ai nostri lettori?
Sono nato a Como nel 1955. Nel 1980 ho conseguito la laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Pavia.
Dopo trent’anni di attività imprenditoriale-umanistica ho iniziato a dedicarmi a tempo pieno alla scrittura.
Ho esordito nel 2011 con “L’inferno chiamato Afghanistan”,il racconto del mio soggiorno come osservatore nel paese dei talebani. Nel 2013 ho pubblicato i racconti “Il cantico del pesce
persico”. Nel 2018 ho pubblicato il romanzo sul crepuscolo di Leonardo da Vinci in Francia “Le infinite ragioni” (Albeggi) .
Nel 2021 ho pubblicato il romanzo storico “Il cavaliere del fiordo” (Leone) con cui ho vinto il premio “Scrittori con gusto” assegnato dall’Accademia Res Aulica di Bologna. Nel settembre
2025 ho pubblicato il mio nuovo romanzo “L’uomo che pesò l’eternità” (Altrevoci).
Beh, mi sembra che il Tuo cambio di vita sia stato pieno di soddisfazioni!
Il Tuo ultimo libro è intitolato “L’Uomo che pesò l’eternità” (Ed. Altrevoci), durante la lettura del quale è sorta qualche domanda.
La scelta del protagonista: Il Conte di Saint-Germain è una delle figure più enigmatiche della storia e dell’esoterismo. Cosa l’ha spinta a scegliere proprio lui come baricentro di un romanzo che attraversa tre secoli di storia?
Una duplice passione: la storia e l’esoterismo. Il conte di Saint Germain è una di quelle figure che concilia queste due realtà. Ho scelto lui come baricentro del romanzo perché mi affascinava la sua vicenda umana che avevo approfondito attraverso molte letture, – sia le due biografie classiche di Paul Chacornac e Patrick Rivière sia i testi esoterici che gli vengono attributi – e le canalizzazioni.
L’immortalità come fardello: Nel romanzo, Leopoldo Giorgio raggiunge l’immortalità non per un miracolo, ma attraverso lo studio e l’alchimia. Quanto pesa, nel corso della narrazione, il segreto di un uomo che ha visto finire epoche intere e che si ritrova, nel 1940, a parlare con delle statue?
È un peso gravoso. Per quanto l’immortalità possa essere vista come un bene ambito, è anche una spina nel fianco. L’uomo immortale vede invecchiare e morire le persone care. Inoltre deve cambiare continuamente identità e patria. Infine, deve sapersi adattare ai grandi cambiamenti della società. Tutto ciò pesa tantissimo e induce un immortale come il conte di Saint Germain a porsi il dubbio amletico.
Il “tapis roulant” della Storia: Dalle corti del Settecento alle grandi rivoluzioni, fino alle guerre mondiali, il suo protagonista è un testimone d’eccezione. Qual è l’evento storico che ha trovato più affascinante o più difficile da “far abitare” al suo Conte?
In realtà tutti. È stato facile inserirlo nei grandi eventi storici, che conosco bene, la difficoltà maggiore è stata quella di intrecciare il suo cammino con luoghi e popoli che hanno messo alla prova la sua capacità di adattamento. Mi riferisco ai suoi viaggi in Persia, India e Tibet da una parte, e alle sue esperienze nel Nuovo Mondo, in particolare nel Far West.
L’eterno femminino: La sinossi suggerisce che sia l’amore, più dell’elisir di lunga vita, ad alimentare la vitalità del protagonista. Ci può parlare del legame particolare che unisce Leopoldo a Ortensia, a sua figlia e alla nipote?
È una storia d’amore bellissima e originale. Il conte si innamora di Ortensia ma rivede la sua bellezza e il suo temperamento nella figlia e poi nella nipote.
Queste tre figure femminili incarnano l’eterno femminine e benché non siano le uniche donne che il conte amerà nel corso della sua lunga vita, rappresentano il vertice del suo bisogno di amare e di essere amato, trovando nell’amore la vera forza per rimanere giovane.
Roma come cornice: Il libro si apre e si chiude in una Roma innevata e silenziosa nel Natale del 1940. Che valore simbolico ha questa città, e questo momento storico così cupo, per la confessione finale del Conte?
Ogni romanzo ha in sé qualche elemento autobiografico. La scelta di Roma ha diverse spiegazioni. È una città che amo tantissimo, in primis, e che il conte di Saint Germain, cittadino del mondo, sceglie come patria adottiva insieme a Parigi. E poi, il palindromo di Roma è Amor. Ed è come se la città esigesse amore e donasse amore a un uomo che si nutre di amore ma non solo. Il conte sa
cogliere l’essenza e il mistero di un luogo che avvicina l’animo umano al cielo.
Il dilemma del finale: “Solve et coagula”. Il protagonista conclude il suo racconto chiedendosi se sia meglio continuare a vivere o arrendersi al sonno definitivo. Senza svelare troppo, quanto c’è di filosofico e quanto di tragico in questa scelta di “pesare” l’eternità?
“Solve et Coagula” è il celebre motto latino dell’alchimia. Indica il processo fondamentale di trasformazione della materia e più in profondità dell’essere umano. È una scelta drammatica, spesso dolorosa. Mi piace citare l’archetipo di questa scelta. Nell’Odissea, avviene che Ulisse approdi all’isola di Ogigia e si innamora della dea Calipso. Ma quando il richiamo di Itaca diventa forte e
manifesta il desiderio di riprendere la via del mare, la dea, innamoratasi di Ulisse, gli offre l’immortalità purché non parta. Ulisse pesa l’offerta ma alla fine rinuncia al dono e parte. Non ci è dato sapere se il conte farà come Ulisse o resterà sull’isola di Ogigia.
Giuseppe, arrivati alla fine dell’intervista, Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato. Torna a trovarci presto per dialogare di nuovo con i nostri lettori, ai quali, qui di seguito lasciamo una sinossi del Tuo ultimo scritto.
Ecco una sintesi della sinossi:
A Roma, durante la notte di Natale del 1940, un uomo di 246 anni attende invano qualcuno sul Pincio. Per ingannare l’attesa, confida alle statue del parco il segreto della sua longevità: nato nel 1694 come Leopoldo Giorgio, ha ottenuto l’immortalità grazie all’alchimia e alla pietra filosofale.
Sotto lo pseudonimo di Conte di Saint Germain, ha attraversato tre secoli di storia, dalle corti europee del Settecento alle grandi rivoluzioni e ai conflitti mondiali, fingendo persino la propria morte nel 1784. La sua esistenza è stata guidata non solo dalla scienza occulta, ma soprattutto da una vitalità alimentata dall’amore per l’eterno femminino, incarnato in particolare da tre generazioni di donne di una stessa famiglia.
Al calare della notte, terminata la confessione e sfumato l’incontro atteso, il protagonista si ritrova davanti al dilemma finale: proseguire la sua eterna navigazione nel tempo o abbandonarsi definitivamente al riposo.
Buona Lettura!!
Raymond Martin





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Quando le passioni riempiono la giornata e le danno in nuovo significato