– Professore, mi sento come se mancherà qualcosa se non parlo. Ho l’impressione che se resto in silenzio, gli altri pensino che non ho idee, che non conto nulla.
– Perché dici così, cara Michela? Cosa ti spinge a dover sempre riempire ogni spazio?
– Guardo intorno a me, Professore. Vedo persone che parlano sempre, che postano pensieri, che sanno rispondere subito a tutto. Io invece tengo le mie cose dentro, con la paura che il silenzio significhi invisibilità.
– Oh Michela, tesoro, sai qual è l’errore? Confondere il rumore con la presenza. Parliamo tutti, è vero, ma spesso parliamo solo per non sentire il nostro vuoto.
– Ma restare in silenzio fa paura, Professore. Sembra di scomparire.
– Cara Michela, in natura non tutto ha bisogno di voce per esistere. Il silenzio non è assenza, è spazio. È come il cielo che appare dopo la pioggia: sembra vuoto, ma sta pulendo l’aria per far respirare meglio. Chi parla senza sosta spesso non si ascolta; chi sa tacere, invece, impara a riconoscere cosa vuole davvero dire. Non aver paura del tuo silenzio: usalo per sentire la voce del tuo cuore.
– Quindi, Professore, mi sta dicendo che anche il non-detto ha un significato?
– Esattamente. Spesso le parole più importanti non arrivano mentre cerchiamo di essere ascoltati, ma quando abbiamo il coraggio di tacere e permettere che dentro di noi si fasse chiarezza. La tua non è invisibilità, Michela, è profondità.
Il silenzio è ascolto.





Una risposta
Il silenzio può essere assenza di rumore, di quel rumore di fondo che danno le continue opinioni non richieste, le risposte a ogni cosa, le frasi fatte. Concordo con ogni parola