Intervista a Simona Colomba – Una “Passante del Tempo”

Simona Colomba è in viaggio fin dai primi giorni di vita: nasce a Mantova da genitori piemontesi, cresce in Liguria, nei pressi di Sanremo, e torna spesso in Piemonte fin dall’infanzia, imparando presto che la geografia è una questione affettiva.

Oggi la intervistiamo cercando di scoprirla e far apprezzare ai nostri Lettori il  suo ultimo romanzo “Il passante del tempo” (ED. Kimerik)

Nel romanzo il tempo non segue più una linea precisa, ma si sovrappone e si confonde. Da dove nasce questa visione del tempo così fluida e quasi “onirica”?   

Volevo che il tempo avesse la consistenza del sogno e del mare. Entrambi portano a galla segreti da fondali misteriosi. Entrambi conducono lontano dal porto sicuro del pensiero razionale. Rappresentano un punto di rottura con il calendario esistenziale, la schiavitù di “ieri, oggi e domani”.

John Guy Ripamonti attraversa epoche, città governate da intelligenze artificiali e luoghi sospesi tra memoria e sogno. Quanto conta il viaggio — reale o interiore — nella tua scrittura? 

Il movimento nella mia scrittura si riferisce alla scia che lasciamo mentre passiamo. La prosa si sposta, cambia luce, emerge, entra in risonanza, in visione Si ritira e si schianta come il mare, come un sogno passa da un contesto all’altro, libera. Ne “Il passante del tempo” la narrazione segue il ritmo delle maree. Quando l’onda s’infrange il capitano ha accesso alla memoria collettiva e archetipica dell’inconscio. Nella risacca, invece,  l’IA invade il diario del capitano con notizie fake, frasi ridondanti ed errori, tentando di mandarlo fuori rotta. La sfida è distinguere il movimento vitale da quello artificiale o falso. 

Nel libro emerge una domanda molto forte: “cosa resta umano quando tutto è programmato?”. Pensi che oggi stiamo già vivendo una forma di questa trasformazione? 

Certo, è evidente che sia un passaggio epocale quello che stiamo vivendo. Per questo ritengo sia fondamentale fare appello alla potenza dell’atto creativo. Essere umani significa sbagliare e fare del proprio errore un capolavoro.

“Il passante del tempo” è definito un romanzo visionario e diaristico. Quanto c’è della tua esperienza personale, dei tuoi viaggi e delle tue riflessioni interiori nella costruzione della storia? 

Non è un libro autobiografico nei fatti, ma lo è ferocemente nelle visioni. Il Capitano mi ha imprestato i suoi sogni, le sue derive, i suoi approdi e le sue riflessioni troppo grandi per la vita quotidiana.  Sono sempre i personaggi che m’insegnano a viaggiare. Ne sanno molto più di me. Sono viaggiatori nel senso più ampio del termine.

La memoria sembra avere un ruolo centrale nel romanzo. Se potessi salvare un solo ricordo dall’oblio del tempo, quale sarebbe? 

La domanda che il libro pone non è ‘cosa succederà in futuro?’, ma ‘cosa resterà di noi quando il tempo e la tecnologia ci avranno tolto tutto?’. La memoria di sé è l’ultima trincea dell’umano. Se dimentichi chi sei, non importa quanto lontano puoi viaggiare, tutto diverrà insignificante. 

Nel tuo percorso letterario hai spesso intrecciato sogno, spiritualità e ricerca interiore. In che modo “Il passante del tempo” rappresenta un’evoluzione rispetto ai tuoi libri precedenti? 

Prima forse esploravo la spiritualità come apertura verso l’esterno, verso l’infinito. Qui la esploro come difesa dell’interno. L’evoluzione è questo passaggio dalla proiezione all’introspezione: come restare un ‘io’ coerente quando il mondo intorno a te si frammenta in epoche e simulazioni digitali?

Se il tempo potesse davvero essere riscritto, come suggerisce il romanzo, c’è qualcosa del passato che cambieresti oppure pensi che ogni esperienza abbia un significato necessario? 

Attraverso la pratica diAcquaWriting©, ho capito che il valore supremo non è la perfezione, ma la fluidità. E l’acqua, nel suo scorrere, non è mai perfetta: si increspa, devia, trascina con sé detriti. Essere imperfetti è vitale. Salverei proprio le imperfezioni, tanto nella prosa quanto nell’esistenza, perché sono l’unica prova inconfutabile di autenticità che ci è rimasta. 

Simona, arrivati alla fine dell’intervista, Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato. Torna a trovarci presto per dialogare di nuovo con i nostri lettori, ai quali, qui di seguito lasciamo una sinossi del Tuo ultimo scritto.

Ecco una sintesi della sinossi:

Nel 2192 l’intelligenza artificiale ha “silenziato” nell’uomo la memoria e la consapevolezza di sé . Il capitano John Guy Ripamonti, insignito del titolo di Trovatore A1129846, cerca di salvarsi dalla devastazione cibernetica e dal controllo digitale del Supreme Wealth Council. La scrittura a mano rappresenta il suo primo atto di ribellione alla riformattazione dell’essere umano. La sua prosa “alla deriva” è a tratti densa, in altri confusa. A causa della realtà virtuale ha perso gran parte delle sue facoltà cognitive e fatica a recuperarle. Navigando sulla sua amata Virgo, i ricordi affiorano dal profondo.  Attraverso la nebbia distopica del non-tempo, creata da A.I. per rendere le sue missioni “insignificanti”, il capitano si affida al mare dell’inconscio, alla ricerca di quegli ancoraggi onirici e vissuti che sono fonti di salvezza… Ogni approdo è una nuova alba.

Il passante del tempo è un romanzo visionario in forma diaristica: un viaggio tra futuro e memoria, tra tecnologia e coscienza. Una storia che unisce avventura e riflessione, e che pone una domanda semplice e potente: se il tempo può essere riscritto, cosa siamo disposti a salvare di noi stessi?   (Deborah Gobbi)

 

Raymond Martin

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

SOSTIENI VITE NARRANTI

Vite Narranti  non guadagna da alcun canale economico, siamo poveri con entusiasmo!
Nel nostro blog trovi gentilezza, impegno, allegria, partecipazione e coinvolgimento. Allontaniamo la sciatteria e, non potendo comunque prescindere dalle personali inclinazioni dei redattori che la animano, cerchiamo nei testi un valore e negli autori una voce. Potrebbe essere una bell’avventura se ci sostieni anche Tu!

Chi Siamo

Vite narranti è un quaderno degli appunti dove riportiamo i risultati delle interviste, dei contatti occasionali, foto, accadimenti e reportage, di momenti e personaggi che hanno fatto la Storia e l’attualità.

Redattori

Venite a conoscere i nostri Redattori abituali. In questa sezione trovate le Vite Narranti dei Redattori che partecipano con più assiduità a narrarvi le vite ed i punti di vista di ognuno di noi. Nelle diverse sezioni del blog troverete i loro articoli, i podcast e le interviste radiofoniche.

Condividi su

Ultimi articoli

Categorie

Categorie

Archivi

TAG

I NOSTRI PARTNER