“Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry – Capitolo XII

Da che cosa dipendi?

La libertà di dipendere dall’aiuto di qualcuno.

 

C’è chi si ostina a sostenere che non vi sia mai fine al peggio e questo, spesso, impedisce di sperare qualcosa di meglio, di aspirare a un “luogo” migliore. È probabile che ciò sia capitato anche al Piccolo Principe nell’imbattersi in una persona ubriaca.

L’esplorazione dell’asteroide 327, conduce il principino alla scoperta del mondo della dipendenza e ciò lo fa sprofondare in una grave malinconia.

La sua vista, che va allargando gli orizzonti con l’avvicendarsi e l’intensificarsi delle esperienze, schiantatasi sulla bruttura di una persona quasi sepolta dietro un muro di bottiglie di alcolici, alcune già vuotate e altre pronte per essere bevute, si rattrista nell’aura di quella lugubre rappresentazione di declino esistenziale.

Anche l’odore sarà stato nauseabondo e il breve e telegrafico dialogo avrà coronato quello squallido scenario. Il principino, con i piccoli, poveri, strumenti a sua disposizione fa un disperato tentativo di ricondurre il suo interlocutore alla realtà.

Tra parole, un’interrogazione, una risposta: la deriva esistenziale del bevitore consiste nell’aver smarrito il senso del suo abitare quel luogo. L’oblio e la vergogna sono il circolo vizioso di chi, rispetto alla vita che gli sta davanti, volta o abbassa la testa, per chiudersi in un tormentato silenzio.

Questo silenzio, inoltre, tormenta anche chi vorrebbe poter esprimere compassione e soccorso, ma che non può fare altro che arrestarsi, con perplessità, di fronte a una libertà ferita e, perciò, incapace di lasciarsi aiutare.

Non si vince una dipendenza senza qualcuno che se ne faccia carico, ma c’è, addirittura, chi ritiene un attentato al proprio arbitrio l’ostinato tentativo di chi è disposto a tendere benevolmente una mano.

La frustrazione con la quale il Piccolo Principe dovette mettersi di nuovo in viaggio, malgrado la sua buona volontà di prolungare la sua sosta presso quella persona bisognosa di cure, sarà stata un fardello troppo pesante, un bagaglio oltremodo ingombrante, che dovette rallentare le tappe del cammino della sua nobile vita.

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2 risposte

  1. Difficile e doloroso non poter aiutare chi si è perso o è stato rotto dalla vita al punto da non credere più di potersi ritrovare o aggiustare, neanche con l’amore di chi porge entrambe le braccia per sollevare i pezzi e metterli insieme.

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