La conoscenza di se stessi e della Storia come contrasto alla “ignoranza attiva”

Nella edizione del 29 Maggio u.s., de “Il Sole 24ore”, abbiamo letto un articolo, di profonda riflessione culturale firmato Natalino Irti.

Da una penna di quel livello è uscita un pezzo che commentiamo qui di seguito, riportando parti dell’articolo appena indicato.

La riflessione del Professore è tanto profonda quanto amara perché centrata sulla “Ignoranza attiva” e della sua pericolosa attualità.

Irti prende spunto dal pensiero di Wolfgang Goethe relativo alla “ignoranza attiva”, evidenziandone i pericoli attuali.

La “ignoranza attiva” non è intesa semplicemente come carenza di nozionistico sapere, che in alcuni casi è anche foriero di “quiete e di riposata serenià”, ma è equiparata alla vanità del fare fine a se stesso, come sinonimo di saccenteria, che conduce ad un egocentrismo ridicolo con la conseguente non curanza del mondo e delle persone circostanti.

Non si tratta di “sapere”, ma di cultura profonda. La differenza che vediamo tra i due elementi consiste nel peso formativo che ognuna delle due ha nei confronti dell’individuo. Il “sapere” è l’insieme delle conoscenze che consentono all’individuo di operare tecnicamente, magari nel proprio ambito professionale o lavorativo. Per acquisire il “sapere” è sufficiente apprendere dai testi ciò che è funzionale e di interesse alla propria sfera lavorativa.

Ben altra cosa è la cultura. Questa, infatti, è intesa come conoscenza nell’accezione socratica del termine, il “nosce Te ipsum”.

Conoscere se stessi significa constare i propri limiti, superali per esplorare il mondo e maturare una visione di insieme, come contrasto al miope egocentrismo che generà povertà culturale.

Natalino Irti evidenza come la più pericolosa delle carenze sia quella storica, citandola come la “ignoranza del passato, il restringersi all’oggi, alla labile immediatezza del presente”.

Non conoscere la Storia significa sfociare in un’ignoranza che comporta un “arbitrario occasionalismo” senza una prospettiva futura. Un occasionalismo scambiato per libertà di scelta che, invece, sfocia in “ignoranza attiva”.

Il “nosce Te ipsum” è equiparato ad un “leggersi dentro” per alimentare amorevolmente se stessi ed i rapporti con gli altri.

Coloro che ignorano la Storia sono spogli di conoscenza e vivono nella quotidiana, limitata ed improduttiva occasionalità.

Siamo in grado di costruire il nostro futuro se non conosciamo il nostro passato?

 

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